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STORIA DI ALBEROBELLO > La Storia di Gino Angiulli
La proposta di un monumento in onore dei sette concittadini liberatori e la sua realizzazione 26 anni dopo in ricordo dei caduti della Prima Guerra Mondiale.
Il 27 maggio prossimo ricorre il 212 anniversario dell'affrancazione della nostra comunità dalla schiavitù dei conti di Conversano, feudatari non sempre disposti a concedere ai propri vassalli i naturali diritti di libertà e di vita più consoni ed adeguati alla dovuta dignità di ogni essere umano.
Nel passato, salvo qualche eccezione, la rievocazione è stata ignorata o non tenuta nella giusta e dovuta considerazione.
Soltanto da qualche decennio, la importante ricorrenza viene opportunamente rievocata con manifestazioni pubbliche molto sentite e seguite dalla cittadinanza.
Per la imminente prossima ricorrenza, mi pare opportuno avere presente quanto il Consiglio Comunale, presieduto dal Sindaco, Cav. Angelo Turi, nella sessione del 16.02.1896, con più di un anno di anticipo, si preoccupò di programmare quanto sarebbe stato adeguato per celebrare la ricorrenza del I Centenario del rilevante avvenimento storico della nostra città.
Riporto la delibera del Consiglio n. 610 del 16.02.1896, che evidenzia, tra l'altro, altri importanti obiettivi storico- sociali conseguiti oltre un secolo fa e che hanno rappresentato un notevole passo avanti economico- culturale per la nostra laboriosa comunità:
sessione straordinaria
….omissis…
Il Consiglio Comunale di Alberobello si è legalmente convocato e radunato sotto la presenza del Sindaco sig. Turi Cav. Angelo, e nella persona dei consiglieri sig. Perrini Sante, Greco Giuseppe, Turi G. Battista, Girolamo Pietro, Tardone Antonio, Tardone Framcesco, Pugliese Francesco, Morea Giuseppe, Cito Sante, Cardone Giovanni, Annese Pietro, Giangrande Gennaro, Sisto Oronzo, Rotolo Filippo, Caramia Giuseppe, Cucci Vito.
….omissis…
Il sig. Sindaco Presidente ricordando che la seguente proposta con tutti i documenti relativi, da oltre le ore 24, trovasi già depositata sul tavolo dell'adunanza, ha fatto invito al consiglio di voler deliberare: Provvedimenti per ricordare l'epoca ed onorare la memoria di quei nostri concittadini che si occuperanno al riscatto di Alberobello dalla servitù del feudalesimo facendola elevare a municipio.
….omissis…
Il Sindaco Presidente: Signori, è a voi noto l'origine di questo nostro paesello che sorse ai tempi del feudalesimo, governo della tirannide, che ci lasciò solo il ricordo triste del dolore, ricordo che oggi scuote le fibre di ogni uomo generoso.
La carità di partire e il rispetto degli avi nostri, non mi permettono di commentarvi degli episodi di quell'epoca funesta, di enumerare le angherie che patirono. Ma suonò anche per essi, dopo due secoli, l'ora del sospirato riscatto.
Le aure del civile risorgimento che ricominciò a diffondere l'immortale Carlo III nel Regno di Napoli, aprirono gli animi dei nostri avi alla speranza della libertà.
Ed essendo Ferdinando IV venuto a Taranto, una deputazione di sette nostri coraggiosi concittadini, composta di 4 sacerdoti, nella persona di D. Francesco Sgobba, D. Nicola Tinelli, D. Francesco Martellotta, D. Vito Fasano, di 2 dottori D. Giacomo Pezzolla e D. Martino Lippolis; e di un capo d'arte Ottavio Ciaccia, si recò, colà; e mentre Re Ferdinando ritornava in città dalla villa dell'Arcivescovo Capecelato, sulla via, gli presentarono una supplica colla quale " Chiesero grazia per tremila e duecento sudditi che dissero rapiti al Regio affetto, sepolti dentro cupa foresta, schiavi dei poteri di un conte, viventi senza giudice, senza reggimento".
Re Ferdinando prese in considerazione la supplica e presto dette formale incarico per una inchiesta al Marchese Vivenzio, che recatosi qui, fece relazione favorevole ai supplicanti.
Pervenuta tale relazione a Ferdinando in Foggia il 27 maggio 1797, spedì ad Alberobello un suo dispaccio col quale la proclamava Regia Città. La lieta notizia si divulgò in un baleno nel villaggio; s'inneggio alla libertà ottenuta; si votò l'ostracismo ai feudatari, si fecero feste popolari e si resero onori ai sette della deputazione.
Epoca memorabile è quella che ci ricorda in nostro civile risorgimento.
Ora 27 maggio 1897, signori, sta per spuntare e segnerà il primo secolo del nostro riscatto. Noi possiamo restare indifferenti a tale avvenimento? Rinnegheremmo ogni sentimento di gratitudine e di patriottismo, saremmo figli degeneri dei nostri avi se ci chiudessimo nel silenzio condannandoli all'oblio!
Perciò propongo:
1. che a ricordare l'epoca e ad onorare la memoria di quei nostri concittadini sorga sulla pubblica piazza un monumento, per la spesa di lire ottantamila, tutto compreso.
2. che si inviti l'arch. Antonio Curri, nostro compaesano, che nell'arte sua si fa tanto onore, affinché d'accordo con l'ingegnere di questo Municipio sig. M. Sgobba, elevino il progetto.
3. che si dia mandato al nostro benemerito concittadino, Arciprete D. Domenico Morea, insigne storico e letterato, affinché detti le iscrizioni e lo pregi perché commemori il fausto avvenimento.
Domanda la parola il consigliere Morea che dice:
Ill.mo sig. Sindaco, il nostro secolo si aprirà con una vittoria dei nostri antenati, quando ci liberarono dalla schiavitù del feudalesimo, ridonandoci il prezioso dono della libertà, e si chiude con un'altra vittoria, voglio dire del distacco della frazione Coreggia dal dominio di Monopoli aggregata al nostro Comune. Quest'ultimo fatto si deve alla di lei energica e ferma volontà ed io ammiro due benefizi resi da Vossignoria al paese sibbeni iniziati dalla passata Amministrazione, l'uno per la suddetta Coreggia, e l'altra per la famosa causa- Gigante. E qui mi permetta, Si. Sindaco, se esco fuori argomento. Sebbene consigliere della minoranza, pure a nome di essa sento il dovere di fare le lodi, giacchè da più anni Ella ha sostenuto una causa con fermezza di carattere energia e amor di patria, e con tutte le sue forze. E quello che è più grande, e che mi consenta, e che non ha per nulla temuto le false dicerie, le calunnie e fianco le minacce! Ella ha indefessamente combattuto vivendo. Or che questa causa, mercè il suo aiuto, coadiuvato da altri, è arrivato a salvataggio, mi auguro che la Scuola Agraria Gigante sarà presto inaugurata. Propongo quindi al Consiglio che voti una lapide ricordanti ai posteri i benefizi da Lai resi e da coloro che fin da principio han concorso per la vittoria ottenuta.
Il Presidente risponde: Ringrazio sentitamente il Cons. Morea delle benevoli parole che si è compiaciuto rivolgere al mio indirizzo. Il merito per l'aggregazione della Coreggia a questo Comune, e per l'impianto della Scuola Agraria Gigante in Alberobello non è tutto mio; e quindi per principio di lealtà e di giustizia, questo merito bisogna riconoscerlo a tutti quelli che vi contribuirono; ed a noi consiglieri sono ben noti. Mi rincresce non poter accettare, né poter secondare la Sua proposta , prima perché l'opera da me prestata non è tale da poter meritare che il mio nome venga tramandato ai posteri con una lapide; secondo perché a mio credere, gli onori agli uomini si rendono dopo la loro morte. E son convinto che per quanto un uomo possa essere preso da fanatismo e da vanagloria, non potrà mai permettere che sotto gli occhi suoi gli innalzino monumenti e gli s'incidono inscrizioni. Io non ho fatto altro che soddisfare le giuste ed oneste aspirazioni dell'università dei miei concittadini che riposero in me intera loro fiducia; non ho fatto altro che adempiere al proprio dovere verso il luogo natio al quale ogni buon cittadino sente l'obbligo di consacrare il cuore e l'intelletto suo. Per ciò prego in consigliere Morea a ritirare la sua proposta. Il Morea insiste e chiede che si metta a partito la sua proposta per SI e NO, che fatto lo scrutinio a mezzo di scheda, con la scorta degli scrutatori Sisto O., Pugliese F., Giangrande G., viene approvato ad unanimità. Il Sindaco Presidente si è astenuto dal votare e ringraziando l'intero consiglio dichiara di mantenere ferme le sue dichiarazioni.
Entra il Consigliere Fasano che ottenuta la parola dice, che mentre si uniforma alla proposta del Presidente, non approva la somma che si vuole spendere pel Monumento, che egli riduce a sole lire mille, al più a duemila. Soggiunge che vi sarebbero altre opere pubbliche più necessarie a costruirsi, come i cappelloni alla Chiesa e l'Asilo di Medicità, opere che darebbero lavoro agli operai.
Il Presidente mantiene ferme le sue proposte e soggiunge che mentre il Monumento darà pure lavoro agli operai dei quali quest'Amministrazione si occupa con intelletto d'amore, ricorderà il riscatto della nostra madre terra dal feudalesimo, onorerà la memoria di quei nostri arditi concittadini ed è più necessario che sia degno dei tempi nostri. Alberobello oggi non sarà seconda ad altre Città consorelle della Provincia; e quantunque altri avesse sperperato il suo ricco patrimonio, pure si è ottenuto, nel corso di pochi anni, il pareggio del bilancio senz'avere imposto tasse qualsiasi.
Da ora innanzi essendosi espletate anche le due cause importanti su riferite, le Amministrazioni di questo paese potranno dedicarsi alle opere pubbliche necessarie e proporzionate alla potenzialità delle entrate.
La costruzione del ricavo per i poveri è stata già deliberata da questa congregazione di carità, e si assicuri in Cons. Fasano, che come privato e come pubblico amministratore, continuerò a concorrere con tutte le mie forze per la pronta costruzione dell'opera benefica.
Sottoposta all'approvazione del consiglio la proposta del Sindaco Presidente viene per appello nominata approvata all'unanimità meno il Cons. Fasano che si è astenuto, e quindi delibera in massima spesa di ottomila pel Monumento, tutto compreso, da tenere conto in sede del futuro bilancio.
Considerato l'approssimarsi della data del centenario, l'architetto A. Curri non perde tempo e ai primi di agosto dal 1896 consegna, all'Amministrazione Comunale, il suo Progetto.
Il Consiglio Comunale, riunitosi il giorno 9 dello stesso mese, con Del, n. 663:
Esame ed approvazione del progetto Curri pel Monumento ai sette che provocarono in Comune Autonomo, così decide:
Il Presidente in omaggio alla deliberazione Consigliare sedici febbraio corrente anno, superiormente vistato, con cui venne approvato erigere un monumento ai sette alberobellesi che procurarono l'autonomia di questo Comune presenta il progetto redatto dall'ing. Curri, relativo capitolato e disegno, per approvazione da parte di questo Comune. Si noti che la spesa non oltrepassa le lire ottomila.
Il Consiglio
Esamina il Progetto, letto il capitanato, visto il disegno, a pieni voti, manifestati per appello nominale delibera.
1. Confermarsi la delibera 16 febbraio u.s. e per l'effetto approva progetto, capitolato e disegno del Monumento di cui e parola;
2. La spesa sarà gravata sulle economie verificatesi nei passti esercizi in modo che non si debba ricorrere ne ad aumenti di sovrimposta ne a creazione di nuovi balzelli pel futuro esercizio;
3. Invita la Giunta ad espletare tutte le pratiche in modo che per il 20 aprile 1897 sarà tutto completato, per potersi il Monumento in parole nel giorno 27 maggio sesto anno inaugurare.
Purtroppo oltre all'ostruzione dei consiglieri di minoranza, iniziano a presentarsi ostacoli di carattere economico, burocratico e procedurale. Lo testimonia la Del. N. 680 del 20.9.1896:
A seguito dell'atto Consigliare 9 agosto u.s. per l'approvazione del progetto di Monumento da erigersi in questo Comune, la Giunta Comunale in vista della brevità del tempo, ha chiesto con suo atto di urgenza del sei corrente, che siano abbreviati i termini per l'appalto dell'opera a cinque giorni liberi, in opposto i lavori non si troverebbero pronti per la festa del Centenario. Ciò premesso, il Sindaco presidente chiede la ratifica di un tale atto, ove mai nulla ebbi in contrario;
Il Consiglio ritenendo giusto l'operato della Giunta Comunale;
delibera
ratificarsi, come ratifica, l'atto di urgenza di questa Giunta Municipale.
Il progetto offerto con generosità filiale del concittadino Arch. Curri, rimase inattuato, non solo per motivazioni finanziarie, ma soprattutto per il succedersi, a partire dalle elezioni del 1900, della Amministrazioni Comunali composte da storici rivali del progressista Angelo Turi, e da sempre contrarie alla realizzazione del Monumento.
Si deve al Sindaco Piero Campione, nel 1922, circa 25 anni dopo, l'utilizzo e la realizzazione, sebbene con modifiche, del progetto Curri, per sembrare memoria di prodi Caduti alberobellesi nella Guerra mondiale 1915-18.
Nel luglio 1922, con una solenne cerimonia e discorsi del sindaco e dello storico Pietro Lippolis, fu apposto e benedetta la prima pietra dell'attuale Monumento si Caduti che sorge in Piazza del Popolo. L'opera fu realizzata, in pietra di Trani, dalla ditta Nitti e Centrone di Castellana, sotto la direzione appassionata di Giovanni Laricchia che volle imprimere al Monumento l'idea del monolite; esso, dalla base alla cima, sembra un solo pezzo slanciato nel cielo.
Il 27 maggio 1923, 126° anniversario della liberazione di Alberobello dal giogo feudale, con una cerimonia della perfetta organizzazioni, con un grandioso corteo che vide tanta spontanea manifestazione di popolo, numeroso concorso di autorità religiosa, militari e civili e ospito illustri, fu inaugurato il Monumento ai Caduti.
La benedizione fu impartita da S.E il Vescovo di Conversano Mons. Lancillotti, coadiuvato dal reverendo Arciprete Don Francesco Rotolo.
I discorsi ufficiali furono pronunciati dal Sindaco Pietro Campione, dall'oratore uffciale l'avv. Pietro Reichlin e dall'avv. Alfredo Violante della Federazione Prov. Combattenti.
Nel suo discorso, il Sindaco Campione, non trascurò di ricordare che:
questo obelisco - disegno pregevole di un illustre nostro concittadino, il compianto architetto Antonio Curri - doveva sorgere sin dal 1897, nella ricorrenza del primo centenario di nostra liberazione; ma non essendosi allora eseguito fu deciso che fosse eretto a memoria e gloria dei nostri Caduti, accorandosi in tal giusta l'illustre figlio di questa terra e rendendosi omaggio ai sette nostri beneamati concittadini, che dalla nostra liberazione furono pionieri e vindici, consacrando alla ricorrenza dei posteri i nomi dei nostri morti per la Patria ed anche alla memoria dei sette liberatori ai quali vadano, oggi, il nostro grato pensiero e la nostra commossa riconoscenza.