Rievocazione Storica Alberobello 1797


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Il Guercio di Puglia e i Santi Cosma e Damiano

STORIA DI ALBEROBELLO > La Storia di Gino Angiulli

Lo storico alberobellese Giuseppe Notarnicola riferisce che allorché Girolamo II Acquaviva, detto Il Guercio di Puglia, succedette nella contea di Conversano nella connessa Selva di Alberobello, i villici avevano fianco una chiesetta (che di sicuro funzionava nel 1609 e forse anche prima, ma erano privi delle installazioni civiche più elementari. Egli vi provvedette nel 1635, aprendovi una locanda, una pizzicheria, una macelleria, un molino, un forno, alloggiandoli precisamente in un'ala del suo ostello di villeggiatura e di caccia, che conteneva pure la sua cappella di famiglia; cappella che dedicò al culto dei santi medici Cosma e Damiano, da lui tanto venerati sì da chiamare Cosmo il suo figlio primogenito e da fare costruire e onorare a sue spese, con quadri ed affreschi del rinomato pittore napoletano Paolo Finoglio, la chiesa dei santi in Conversano; talchè è pure a Giangiarolamo II che si deve l'introduzione del culto dei Santi Medici in Alberobello, divenuti poi veneratissimi Patroni di questa.

Angelo Martellotta puntualizza: Narrano, poi, le cronache che Giangirolamo, più noto come il Guercio o il Guelfo delle Puglie, nella folta boscaglia Silva arborelli, intervenendo sul territorio boschivo, edifica nel 1635, tra le casette o trulli, una comoda casina dotata di un mulino, di un forno, di una beccheria. (…) Nel lato est dell'edificio era annesso un oratorio del quale non restano che poche memorie. All'interno, sull'altare il Conte colloca nel 1636 un dipinto (di un autore ignoto) dei Santi Medici con la centro la Madonna di Loreto. (…) Forse uno speciale miracolo spinge l'austero feudatario, nove anni prima, a dare al suo primogenito il nome di Cosmo. Il culto crediamo sia stato voluto fortemente dalla moglie del Giangirolamo, la contessa Isabella Filomarino. Sicuramente ella era votata ai due Santi più del Conte, in quale era in cerca di gloria attraverso spericolate avventure, costumanza di quei tempi, di cavaliere degno di riverenza altrui. Agli stessi Martiri in Conversano, dove sono grandemente venerati, dedica una vecchia chiesa interamente restaurata con accorte e sobrie decorazioni del Finoglio. Un altro dipinto dei due santi è in una delle torri dell'avito castello, dov'è la scala che un tempo menava alle scuderie.

Domenico Morea, nel 1886, aveva scritto: Ho sotto gli occhi un'antica carta bambagina, senza data, senza nome, che ho trovato involta nelle pieghe d'una bolla autentica di papa Urbano VIII, dicembre 1637, quella stessa bolla che ho nel nuovo Monastero di san Cosmo (in Conversano) sanziona la clausura e l'esercizio della regola di sant'Elisabetta. In essa, mentre si ripete tutto quello che il Conte Giangirolamo ebbe fatto a pro del Monastero, e che noi abbiamo in parte riferito, si legge ancora: tutto questo il Conte aveva fatto, forse per uno speciale miracolo avvenuto da SS. Cosmo e Damiano. Ma quale fosse stato questo miracolo non lo dice.

Da sempre mi sono chiesto il motivo per cui Giangirolamo II e sua moglie, donna Isabella, hanno avuto così forte la devozione per i santi Medici sino a promuovere e stimolare il culto per questi santi, erigendo, in loro onore, cappelle e chiese. E per quale ragione, per ottenere lo "speciale miracolo" si sono rivolti ai santi medici Cosma e Damiano, in quel tempo, poco conosciuti nella regione, e non da altri Santi, pure "taumaturghi" che, in quell'epoca, anche nel loro feudo e nei territori limitrofi, erano molto venerati, san Nicola a Monopoli dal 1054 e a Bari dal 1087; Sant'Oronzo a Ostini dal 1447; san Rocco a Noci dal 1470, a Ceglie Messapica dal 1565 e a Locorotondo dal 1568; san Cataldo a Taranto dal 1580; san Vito a Polignano dall' XI secolo.

Al tempo del matrimonio del "Guercio di Puglia" con la nobildonna napoletana Isabella Filomarino, dei principi della Ricca, nel 1626, nella cittadina di Isernia, allora facente parte del Rgno di Napoli, l'eremo dei santi Cosma e Damiano, ivi esistente sin dal 1130, era già meta di pellegrini provenienti da varie parti d'Europa, in epoca in cui viaggiare non era semplice, soprattutto dalla vicina Campania, dall'Abruzzo, dal Lazio. In quel tempo, l'afflusso dei visitatori durante tutto l'anno e in maniera particolare, la moltitudine dei fedeli pellegrini presenti il 26, il 27 e il 28 settembre, giorni della festa, era dovuto principalmente alla credenza che i Santi Maedici di quel Santuario, avessero poteri eccezionali nei riguardi della virilità maschile e della fecondità femminile.

Antonio Mauro Gioielli, storico di Isernia, L'aspetto più eclatante della festa iserniana è stato sicuramente quello che ha legato la ricorrenza ad un culto da parte del popolo per un dio spensierato ed allegro, una divinità che rappresentava il vigor procreativis: Priapo , a Isernia raffigurato dal ditone di san Cosma. Infatti pare che anticamente, durante la celebrazione della festa in onore dei Santi Medici, a cui era richiesta, tra le altre, specialemente la guarigione delle malattie sessuali, dell'impotenza, della sterilità, venivano offerti, prevalentemente dalle donne, degli ex voto in cera che rappresentavano l'organo maschile (…) Questa forma culturale era la sopravvivenza di cerimonie pagane celebrate fin dalla remota antichità, quando a Isernia si Ergevano numerosi templi in onore di Ercole, di Cerere, di Giunone Regina, di Iside e di Priapo.

A Giancarlo Carabelli, Le donne sono protagoniste della festa, perché a Isernia si cerca soprattutto un rimedio alla sterilità che la cultura del tempo attribuisce in misura primaria alla donna. (…) dentro la chiesa un canonico fa la santa unzione con l'olio di san Cosmo (la ricetta di quest'olio è la stessa del Rituale Romano, con l'aggiunta dell'orazione delli Santi Martiri, Cosma e Damiano). Gli infermi di ogni male si presentano all'altare, presentano la parte offesa, anche l'originale della copia di cera, e il Canonico ungendoli dice, per intercessione beati Cosimi, liberet te ab omni malo. Amen (…) I santi cristiano Cosma e Damiano ereditano gran parte delle prerogative di Asclepio; in più sono gemelli, come i Di oscuri Castore e Polluce e anch'essi sono medici.

Alfonso M. Di Nola, in proposito, così riporta: Una delle preoccupazioni preminenti della vita popolare è stata sempre collocata alla deficienza della sessualità, dell'impotenza maschile alla sterilità femminile, considerate come mali che attentavano alla riproduzione e al benessere del gruppo.

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