Rievocazione Storica Alberobello 1797


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27 maggio 1797: cronaca

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27 maggio 1797: cronaca


È sabato, l'ultimo di questo maggio 1797, che ha mantenuto un clima caldo e piacevole. Il sole sorge alle 4,25 e tramonta alle 19.45. ad alberobello per tutta la giornata la vita scorre lungo i binari della consueta normalità.

Possibile? Eppure questa data sarà ricordata ufficialmente come l'inizio dell'autonomia comunale. Nessuna meraviglia: non si tratta di un "black-out" di notizie. Passeranno ancora alcuni giorni per conoscere ciò che è stato deciso a Foggia e a Napoli.
Curioso: anche nella felicità Alberobello è particolare, è un "paese singolare", come diranno più avanti penne facili e originali di studiosi.
Un po' di cronaca di una giornata normale la si può appuntare. Eccola.
Il cappellano Don Vito Antonio Lippolis apre la chiesa dei Santi medici intorno alle ore 5. alle 10 celebra il matrimonio di Giuseppe Antonio Sisto con Natalizia Giovanna Turi. In giornata nessun nato e nessun morto; pertanto il cappellano con gli altri sacerdoti e il diacono Francesco Paolo Pezzolla seguono l'ordinaria cura pastorale.
La gente contadina esce di casa molto presto per recarsi nei campi, dove sta mietendo le biade. È un susseguirsi di gente silenziosa per stradine dell'abitato, che hanno sette denominazioni: Zecchini, Monte, Bernardi, Cavallara, Picenna, Fasano e Prichicco. Percorrendo a piedi o con carretti rudimentali i "passaturi" raggiunge il posto di lavoro. Tornando a casa la sera, dopo il tramonto,, i braccianti che hanno lavorato presso i padroni e altri medi proprietari sanno che il salario giornaliero guadagnato è di quindici "grane".
Null'altro da registrare per la giornata del 27; permane ancora l'atmosfera favorevole del racconto dei "sette" e del loro viaggio a Taranto. Tutti si scambiano impressioni positive sul re e sospetti su eventuali resistenze o schermaglie giuridiche del Conte. A molti però è chiaro che "la conquista di autonomia" è facilitata dalla nuova tendenza storica e legislativa che vuol ridimensionare poteri e diritti dei Conti e dei Baroni. La frase originale è alquanto infantile di uno dei quattro preti, "mo' è già domani?", suscita commenti e risatine ma trova tutti d'accordo sul significato: c'è voglia di progettare bene il futuro di Alberobello, di unire le forze e le capacità della gente. D'altra parte la macchina burocratica si avvia e si capirà presto quale velocità seguirà la vicenda.
Eccola.
Maggio e giugno sono mesi di "andirivieni di dispacci e biglietti" compilati e spediti ai destinatari.
Foggi, 23 maggio: il Primo Ministro Giovanni Acton e l'avvocato Nicola Vivenzio comunicano al Conte di Conversano la decisione del Re di erigere Alberobello come "città regina", nel documento sono specificate conseguenze e direttive.
Lo stesso giorno Acton invia un documento simile nella sostanza al Vescovo di Converano. Si specifica al vescovo che è suo compito provvedere all'erezione di una Parrocchia e alla scelta di un Parroco per Alberobello. Si dice anche nei due documenti che il Re ha esaminato il "caso Alberobello" e il ricorso della popolazione il giorno 15 maggio.Il giorno successivo, 24 maggio, viene trasmesso un biglietto a Vivenzio con il "memoriale" del Conte per vedere "se nulla le occorre dopo la Sovrana" risoluzione presa sul proposito della Popolazione di Alberobello". Si vuole risolvere il tutto in maniera "soft", evitando polemiche e strascichi.
Napoli, 27 maggio: giorno ufficiale del dispaccio del Re, che il Segretario di Stato Saverio Simonetti notifica al presidente del tribunale di Tani, alla cui giurisdizione appartiene Alberobello. Simonetti qualche giorno prima ha ricevuto da Acton la descrizione del Re. Da Trani il presidente del Tribunale Giordano Nicoletti invia comunicazione del dispaccio al Vescovo di Conversano. In data 3 giugno da Napoli in Ministro Corradini, addetto agli affari ecclesiastici, comunica al Vescovo di Converano, la decisione di Ferdinando IV, trasmessa da Acton.
Alberobello, 16 giugno: finalmente "il dispaccio",
con la decisione del Re, presa a Foggia, ufficializzata a Napoli in data 27 maggio, comunicata a Trani in data 31 maggio, passata all'ufficio della Regia Corte di Monopoli, arrivata ad Alberobello. È venerdì 16 giugno e viene consegnato al "servente" Domenico Matarrese. Questi con soddisfazione e solennità lo affigge all'albero dell'olmo nella piazza pubblica alla presenza di due testimoni; sono i massari GiandomenicoTrivisano e Matteo Matarrese. Verbalizza l'avvenimento Vincenzo natale Campanella, chiamato per l'occasione.

Che giro! Che avventura per questo famoso dispaccio!
Qualche altro data completa la scenografia.

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